BIM: digitalizzazione avanzata nella progettazione infrastrutturale

Project management e Information technology

Un dialogo che punta ad approfondire alcuni degli aspetti più interessanti del BIM (Building Information Modeling) e a metterne in luce i vantaggi, non solo dal punto di vista della digitalizzazione dei processi progettuali, ma anche e soprattutto di quel passaggio culturale che il BIM presuppone e che riguarda il Project Management.

1. Quali sono i vantaggi che il BIM genera dal punto di vista del committente e del team di lavoro? Quali i principali problemi da risolvere per un passaggio a un uso effettivo e completo di questo strumento?
A. Vettese: Per apprezzare i vantaggi del BIM bisogna, necessariamente, fare riferimento alla necessità di disporre di informazioni adeguate ad assumere le decisioni nelle varie fasi del ciclo di vita di un progetto: dalla cattura dei fabbisogni da soddisfare alla definizione della proposta progettuale, dalla sua verifica di fattibilità tecnica, economica, finanziaria e normativa, alla definizione delle opere da realizzare, sino ad arrivare all’esecuzione e infine alla manutenzione e gestione delle opere stesse. Ci sarebbero anche da aggiungere le fasi di dismissione delle opere alla fine del loro ciclo di vita o quelle della loro trasformazione, anch’esse legate a decisioni da alimentare con informazioni adeguate.
Il debito informativo che oggi caratterizza l’insufficienza dei processi decisionali si può colmare con adeguata organizzazione dei processi ed è quello che si è fatto sino a oggi negli ambienti permeati dalla cultura del Project Management.
Ancor più efficacemente si può intervenire migliorando la capacità di interazione delle entità coinvolte nello sviluppo e nella fruizione delle informazioni, la disponibilità tempestiva di informazioni univoche e la loro completezza rispetto alle parti d’opera da definire o definite. Queste migliorie possono essere introdotte attraverso l’incremento del livello di digitalizzazione dei processi progettuali, concentrando in un ambiente di condivisione univoco e digitale tutte le informazioni, da qualunque fonte esse provengano.
Da questo punto di vista, committenza ed erogatori di servizio condividono gli stessi obiettivi. In più, gli erogatori di servizio, potranno migliorare la loro produttività e la loro capacità di risposta. Il BIM offre a questi ultimi, e non è di poco conto, il beneficio di storicizzare in banche dati fruibili l’intelligenza sviluppata nelle fasi progettuali e organizzata per le parti d’opera del modello. A un investimento iniziale in strumenti e formazione sui metodi, segue un periodo di ammortamento caratterizzato da risparmi.
I problemi da risolvere riguardano sia l’area dei metodi che devono essere ipotizzati per recuperare eventuali debiti organizzativi di processo (formazione, cambio attitudinale degli addetti, etc.), sia gli strumenti che ancora non permettono né una fluida continuità nello scambio dei dati tra i diversi ambienti progettuali, né operazioni compiute dal punto di vista digitale.  
L. Romio: I vantaggi del BIM non sono pochi. Si parla di chiarezza delle informazioni di input lungo tutto il processo, di assumere decisioni corrette e tempestive, di condividere un obiettivo chiaro sin dall’inizio, di lavorare con team in cui i progettisti e le imprese ragionano perfettamente allineati alle esigenze del committente e, non poco importante, di storicizzare in modo ordinato tutta l’intelligenza delle informazioni create. È proprio il committente il punto focale di tutto il BIM. La disponibilità di tutte le informazioni strutturate in modo chiaro e ordinato rappresenta infatti l’aspetto portante del processo, essendo il committente il fruitore finale dell’intero database informativo che sarà alla base della gestione e manutenzione dell’opera una volta realizzata. Non sono poche le sfide da affrontare per raggiungere questi vantaggi. Nell’ambito delle infrastrutture di trasporto, in particolare, sono almeno tre gli ostacoli principali da superare. Prima di tutto i committenti, pubblici e privati, i quali non rappresentano ancora il volano per lo sviluppo del BIM; sono infatti ancora troppo poche le applicazioni e le richieste in termini di bandi e capitolati informativi. In secondo luogo, se da un lato le case software sviluppano di anno in anno strumenti sempre più innovativi, siamo ancora lontani da una vera e propria interoperabilità, diversamente da quanto accade nel mondo dell’edilizia, dove il livello di digitalizzazione è più maturo. Come ultimo aspetto, il BIM richiede metodi e soprattutto un livello di organizzazione del lavoro che non è per niente scontato in tutti gli stakeholder interessati dal processo; mi riferisco tanto alle società di ingegneria quanto alle imprese di costruzione e agli stessi committenti.

2. Nel testo BIM in principles and in practice, Peter Barnes e Nigel Davies dichiarano che “what BIM offers is the possibility for its users to be better at what they do, when they do it”. Che cosa ne pensa del fatto che, affinché il BIM sia utilizzato con successo e per sfruttarne tutte le potenzialità, sia necessaria una cultura di base già pronta e sostanzialmente orientata al miglioramento del rapporto tra informazioni di qualità e processo decisionale?
AV: La risposta a questo quesito è da ricercarsi nella risposta ai potenziali vantaggi.
E proprio come affermano Barnes e Davies, la digitalizzazione, caratteristica evocabile con il termine BIM, è spesso confusa con la sola componente strumentale. Agli strumenti è affidata la capacità di risposta.
Ma il perfetto utilizzo di strumenti performanti dal punto di vista della completezza degli ambienti di sviluppo o dello scambio delle informazioni non basta. Le informazioni sono generate in processi, i cui esiti sono condizionati dalla loro organizzazione, da come le varie entità interagiscono nella catena del valore, dai metodi adottati per collegare, ad esempio, dati di progetto, vincoli, obiettivi, sviluppi e verifiche. Come per la componente tecnologica e specialistica, anche questi aspetti sono essenziali a generare delle “capacità”.
Saltare la fase propedeutica di messa a punto dei metodi e di verifica dell’adeguatezza dell’organizzazione e concentrarsi esclusivamente sull’utilizzo degli strumenti di modellazione può essere fonte di forte frustrazione.
LR: Concordo quanto appena detto; infatti, se da un lato un modello 3D di un’opera può essere molto efficace, sia dal punto di vista della chiarezza dell’informazione visiva, che della sua capacità di condividere le soluzioni progettuali con i membri del team e con il committente, dall’altro lato non dobbiamo dimenticare che la modellazione fine a se stessa non è sufficiente. L’essenza del BIM risiede nella sua capacità di individuare dove e come rappresentare le informazioni, dove e come condividere i dati utili e tempestivi per prendere decisioni efficaci. In tutto questo non va dimenticato che è sempre il committente il fruitore principale di tutte le informazioni che si andranno via via strutturando. Come affermano Barnes e Davies e come indica Vettese, le informazioni, nel loro significato più ampio del termine, devono essere gestite lungo un percorso che non è fatto solo di aspetti tecnologici, ma soprattutto di metodi, di chiarezza di ruoli e di responsabilità. Questo obiettivo richiede che tutti gli attori del processo siano “preparati” e organizzati a utilizzare le potenzialità del BIM. Nella domanda si parla di “una cultura di base già pronta” che nella realtà non è ancora così pronta. Il BIM presuppone un passaggio culturale che forse il mondo delle infrastrutture in Italia ha sottovalutato fino ad oggi, quello del Project Management.

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3. L’evoluzione del livello di digitalizzazione nel comparto delle costruzioni è, quindi, sotteso alla combinazione ottimale e alla integrazione tra  i metodi e i processi di Project Management e gli strumenti software dell’Information Technology. Può spiegare meglio questo concetto applicato al BIM?
AV: Oltre a quanto già anticipato, mi preme segnalare che la modellazione di informazioni, a prescindere dal supporto software e dai formati utilizzati (sulla definizione di model ci si riferisca alla ISO 19650 part. 1), richiede un loro adeguato sviluppo nel rispetto dei vincoli, delle esigenze e degli obiettivi del committente che richiede questo tipo di servizio.
Le informazioni generate sono costituite dall’intelligenza associata alle parti d’opera. Sulle parti d’opera si organizzano i vincoli e gli obiettivi, le intelligenze sviluppate e i processi per il loro sviluppo.
La novità, se vogliamo, è proprio nel recupero dell’opera e delle sue parti come strutture portanti dell’organizzazione dell’intelligenza, dei flussi informativi.
Il BIM permette, poi, di arricchire i processi di sviluppo delle informazioni con fasi agevolate di verifica e di interconnettere i vari ambienti disciplinari, con la possibilità di correlare tra loro i costi, i tempi di realizzazione e le n dimensioni tematiche, che si possono materializzare con parametri opportuni. Si parla ormai diffusamente dei concetti legati al 4D, al 5D, etc.
LR: Riprendo un punto fondamentale appena indicato, ovvero quello relativo alla possibilità di costruire l’intelligenza associata alle parti d’opera. Ad esempio, partendo dal capitolato informativo fornito dal committente, prima di cominciare a definire un vero e proprio modello, le informazioni di base – di qualsiasi natura esse siano (normative da applicare, vincoli da rispettare, strutturazione della parti d’opera, identificazione delle relative responsabilità, codifiche da condividere) – devono essere tracciate e incanalate nel disegno di un processo che richiede competenze gestionali e un’organizzazione del lavoro che non si può improvvisare. La fase iniziale di startup, troppo spesso sottovalutata anche negli approcci tradizionali, è fondamentale per ottenere un’organizzazione strutturata delle informazioni sulla quale appoggiare il successivo sviluppo della modellazione. In definitiva il BIM è decisamente una modalità innovativa del modo di progettare che ha ripercussioni positive nelle modalità costruttive e che permette meglio di qualunque altra modalità di gestire l’opera realizzata, sfruttando le potenzialità di software sempre più sofisticati. Il tutto funziona a patto che si riconosca la necessità da un lato di gestire il processo BIM secondo le metodologie proprie della disciplina del Project Management, dall’altro di guidare l’evoluzione degli strumenti di modellazione spingendo parallelamente anche l’incremento del livello di digitalizzazione degli stessi “processi”.

Luca Romio, Antonio Vettese

Luca Romio nasce come ingegnere di cantiere per imprese di costruzione e passa al mondo del Project Control, ora Operations Manager di Net Engineering, appassionato di sistemi integrati di gestione aziendale e di Project Management. Antonio Vettese è Consigliere OICE delegato alla formazione, digitalizzazione, industria 4.0 e università, Membro BIM task force Efca, Project director certificato IPMA Level 4 e Presidente del Cda di Sistema progetto srl.